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tutto il giorno ne libri a pensare

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“Né mi par che convenga a gentilezza

star tutto il giorno ne’ libri a pensare”

Se è vero che l’opera di Boiardo rivela aspetti tipicamente carolingi e bretoni abilmente fusi tra loro, è innegabile, però, che sia inserita in un nuovo contesto molto più ampio, riflesso del pubblico a cui la stessa opera è rivolta..

La prima grande novita, appunto, riguarda l’unione di caratteri opposti ma non per questo contrastanti all’interno del personaggio di Orlando. Il fidato cavaliere di Carlo Magno e paladino della fede non sarebbe tale se non fosse un uomo abile nelle armi quanto soggetto alla potenza dell’amore che lo stimola e completa. Ma oltre all’elemento cavalleresco ed amoroso entra in gioco una terza caratteristica tratta dall’epoca del poeta e dall’ambiente a cui si riferisce e in cui vive: l’humanitas.

Orlando, colto e sapiente, è contemporaneamente modello di umanista e perfetto uomo di corte, specialmente se contrapposto alla figura di Agricane; mentre alle battaglie e ai duelli non sono concesse più di un paio di ottave, peraltro completamente spogliate della tensione drammatica che da sempre caratterizzava queste fasi della narrazione, Boiardo dedica parti consistenti del suo poema all’aspetto (a pratiche umanistiche) umanistico, come ad esempio al “ragionar insieme” dei due personaggi in questione. Agricane, infatti, incarna la corte ferrarese, pubblico del poeta, alla quale Boiardo si rivolge per bocca di Orlando , sì coinvolgendola e dialogandoci, ma anche con un intento di provocazione ed una sottile vena d’ironia rispetto al modello medievale ormai anacronistico. L’opera è determinata dai bisogni espressivi del pubblico, ma non per questo il pensiero e l’etica dell’autore restano inespresse, anzi la finalità edonistica porta con sé anche spunti di riflessione, ed i personaggi si incontrano e scontrano civilmente a proposito di qualsiasi tema ad eccezione dell’amore, in nome del quale riprendono a combattersi in piena notte proprio perché è l’amore il vero ostacolo alla relazione intersoggettiva, l’elemento irrazionale disgregante che incombe su di loro proprio perché ne hanno un’identica concezione totalizzante.

 


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zenodc, 20 - days ago  

Molto bene. Hai proposto un'analisi organica esprimendoti con competenza sia sul pano lessiclale che sintattico.
L'inizio è forse un po' confuso ma nella conclusione la tua espressione si fa precisa e coerente.

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